Peter Sagan sul ciclismo di Pogačar: “Si dice che le corse non siano come giocare alla PlayStation. Per lui invece lo sono”

Peter Sagan commenta il ciclismo di oggi dominato da Tadej Pogačar. Lo slovacco che ha concluso la sua carriera nel ciclismo professionistico due anni fa con121 vittorie all’attivo tra cui tre mondiali, Parigi-Roubaix, Giro delle Fiandre e 18 tappe nei Grandi Giri, ha raccontato la sua visione del ciclismo attuale. Nonostante il 36enne riconosca la grandezza del campione sloveno, ha definito molte corse “in un certo senso noiose” perché spesso caratterizzate da un epilogo scontato. Unica eccezione? La Milano-Sanremo, nella quale la caduta del 27enne lo ha leggermente avvicinato agli altri, regalando un finale col fiato sospeso.

“A meno che non gli taglino le gambe prima di domenica, chi potrà batterlo?”, ha dichiarato Sagan in un’intervista a Het Nieuwsblad. Di fronte a un epilogo, a suo parere, scontato, ha aggiunto altre considerazioni sul dominio assoluto che il campione sloveno ha dimostrato in numerose occasioni: “Dovrebbero semplicemente lasciarlo gareggiare in una categoria a parte. Il WorldTour è troppo piccolo per lui. Per questo motivo, in un certo senso rende il ciclismo noioso. Non si può dire altrimenti”.

Parlando della Classicissima, ha sostenuto che sia stata una corsa “interessante” perché, a causa della caduta di Pogačar, la gara è stata combattuta fino all’ultimo invece di chiudersi già a molti chilometri dal traguardo: “C’è una sola ragione per cui la Milano-Sanremo è stata interessante quest’anno: perché è caduto e all’improvviso abbiamo avuto una bella battaglia”. Riferendosi poi alla tattica del classe 1998 di attaccare comunque sulla Cipressa ha aggiunto: “Nemmeno io avrei mai pensato che avrebbe attaccato ancora sulla Cipressa dopo la sua caduta. Ma Tadej Pogačar è abbastanza folle da fare anche questo. A volte si dice che le corse non siano come giocare alla PlayStation. Per lui invece lo sono. Anzi, sono persino più facili. Solo che, per quanto fosse bello da vedere alla Milano-Sanremo, il resto del tempo è altrettanto noioso”.

Sagan ha vissuto un ciclismo diverso da quello di adesso e, nonostante sia stato a sua volta un grande campione con un palmarès invidiabile, riconosce che le gare del corridore della UAE Team Emirates XRG siano uniche nel loro genere: “Tadej Pogačar se ne va a 120 km dall’arrivo. I tempi sono cambiati. Io ero molto più intelligente. Mi piaceva vincere le gare, ma non mi piaceva soffrire. Se potevo scegliere tra un attacco da lontano o restare nel gruppo per altri 50 km e poi attaccare, sceglievo la seconda opzione. Era più facile. Meno dolore“.

Adesso, a carriera conclusa, il 36enne ha tirato le somme della sua esperienza da professionista e ha raccontato di aver sofferto negli ultimi anni per la lontananza dal figlio. Per questo si sbilancia in alcuni consigli di vita verso l’attuale campione del mondo, consapevole di quanti sacrifici comporti questa carriera. “Ne ho già parlato con lui una volta. Certo, lui ha vinto molto più di me, ma la vita che sta conducendo ora è quella che conducevo io dieci anni fa”, ha dichiarato il campione slovacco.

“Sono stato un professionista per 14 anni, ho avuto la mia dose di fama e ne ho ancora un po’. Non ne ho più bisogno. Ecco perché ho sempre detto che avrei smesso a 30 anni. Alla fine, ho continuato fino a 33 anni”, ha ammesso con sincerità l’ex campione del mondo. Posso dare a Tadej solo un consiglio: vivi la tua vita e la tua carriera come vuoi tu. Il che non è facile quando si è dentro. La pressione che ti opprime, le tante persone che vogliono usarti o, addirittura, sfruttarti: è difficile gestirlo e continuare a capire cosa è importante per te“, ha concluso.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Pulsante per tornare all'inizio